Quando parliamo di gioco d’azzardo in Italia, spesso ci perdiamo nel rumore di fondo dei comunicati stampa pieni di termini come “crescita esponenziale” o “trasformazione digitale”. Da cronista economico, preferisco guardare ai numeri secchi forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e incrociarli con la realtà dei territori. Nel 2024, il panorama del gioco a distanza non è più una nicchia, ma una colonna portante – e controversa – dell’economia dei servizi nel nostro Paese.
Il dato che emerge con più forza è quello relativo agli oltre 20 milioni conti di gioco a distanza aperti presso gli operatori legali. Ma cosa significa, concretamente, questo numero nella vita quotidiana? Non stiamo parlando di 20 milioni di giocatori unici, ma di una cifra che include account duplicati, inattivi o utilizzati sporadicamente. Tuttavia, il trend è inequivocabile: l’account gioco a distanza è diventato, per milioni di italiani, uno strumento fluido, esattamente come un’app bancaria o un profilo social.
Il passaggio dal retail al digitale: una migrazione forzata?
La transizione dal punto vendita fisico (bar, tabaccherie, sale VLT) al digitale non è avvenuta nel vuoto. È stata alimentata da una combinazione di normative restrittive a livello locale – i cosiddetti “distanziometri” che hanno ridotto drasticamente le licenze nei centri urbani – e da un’offerta online che ha saputo intercettare meglio i nuovi modelli di consumo.
Se osserviamo i dati regionali, notiamo differenze marcate. In regioni come la Lombardia o l’Emilia-Romagna, dove le leggi regionali hanno ridotto la densità dei punti fisici, la migrazione verso l’online è stata più rapida. Questo non significa che il gioco sia sparito; è semplicemente diventato invisibile. Mentre prima il gestore di una sala scommesse in provincia di Padova vedeva chi entrava dalla porta, oggi il “luogo” di gioco è lo smartphone che il cittadino tiene in tasca durante la pausa pranzo o nel tragitto casa-lavoro.
Tabella comparativa: Evoluzione Spesa Gioco (Retail vs Online)
Nota: I dati indicano la “spesa” ovvero quanto rimane effettivamente nelle casse degli operatori (raccolta meno vincite). L’incremento del 17% nel 2023 per l’online non è un’opinione, è il riflesso di un mercato che ha consolidato la sua base utenti.
Smartphone e Mobile First: l’accesso 24/7 cambia la natura del rischio
La parola d’ordine nel settore è “Mobile first”. Il fatto che oltre l’85% delle giocate avvenga tramite smartphone non è un dettaglio tecnico, è una variabile sociale. L’accesso 24/7 elimina la barriera dello spazio e del tempo. Un tempo, per scommettere, dovevi recarti fisicamente in un luogo, interagire con una persona, rispettare degli orari. Oggi, l’account gioco a distanza è a un tap di distanza, accessibile in qualsiasi momento della giornata.


Questo crea un paradosso economico: l’utente ha la percezione che il gioco sia più “leggero” perché mediato dallo schermo, ma la frequenza delle transazioni è aumentata del 12,4% su base annua. Per un utente medio, significa che il controllo della spesa diventa più difficile. Mentre nel retail il portafoglio fisico limitava le puntate, nel digitale il saldo del conto gioco – spesso collegato a carte prepagate – rende il confine tra “passatempo” e “indebitamento” estremamente labile.
La realtà dei numeri: oltre 20 milioni di conti, ma chi c’è dietro?
Dire che ci sono 20 milioni di conti gioco a distanza registrati ADM può indurre in errore. Se dividiamo il numero di conti per la popolazione adulta italiana, il dato sembrerebbe altissimo. Ma bisogna fare una distinzione chiara:
- Account dormienti: Conti aperti durante campagne promozionali e mai più utilizzati. Rappresentano circa il 40% del totale.
- Account multi-operatore: I giocatori esperti aprono conti su diverse piattaforme per sfruttare le variazioni di quote (il cosiddetto “odds shopping”).
- Giocatori attivi mensili: Il numero reale di persone che piazzano almeno una giocata al mese si attesta, secondo le stime più prudenti, tra i 3 e i 4 milioni di unità.
Questo significa che una parte consistente della popolazione italiana è esposta a un’offerta pubblicitaria incessante. Quando parliamo di “utenti registrati ADM”, parliamo di persone che hanno fornito i propri dati personali, documenti di identità e coordinate bancarie. È un database di valore immenso, su cui poggiano algoritmi di marketing sempre più sofisticati.
Il calo del gioco fisico: un riflesso nelle province
Se guardiamo al di fuori delle metropoli, in province come Caltanissetta o Rovigo, vediamo che la chiusura di bar e sale scommesse ha un impatto visibile sul tessuto sociale. La tabaccheria non era solo un posto dove giocare, era un presidio di controllo sociale. Quando il gioco si sposta online, quel presidio sparisce.
Non voglio idealizzare il retail, che ha avuto le sue ombre, ma la scomparsa dell’interazione umana nel momento della puntata rende più difficile intercettare i segnali di allarme. Se un cliente gioca in modo compulsivo in una sala, il titolare può accorgersene. Se lo fa dal divano di casa, nel cuore della notte, è solo tra lui e il suo smartphone.
Considerazioni finali: verso una regolamentazione più consapevole
Il futuro del gioco online in Italia non può ignorare il peso sociale di questi 20 Clicca per di più milioni di conti. La politica deve smettere di guardare ai ricavi erariali come unico parametro di successo. Dobbiamo pretendere:
Il mercato è cambiato e non tornerà indietro. La sfida per i prossimi anni non è vietare (storicamente inefficace) ma governare il fenomeno. Dobbiamo passare da una visione “promozionale” del gioco – in cui la vittoria è l’unica cosa che conta – a una visione basata sui dati reali, che tenga conto della salute pubblica tanto quanto delle entrate dello Stato.
Il mio consiglio? Quando aprite un’app di gioco, ricordate che dietro quell’interfaccia colorata c’è un’infrastruttura economica che ha un unico obiettivo: trattenere la vostra attenzione – e il vostro capitale – il più a lungo possibile. La consapevolezza è la prima forma di difesa.
